LIBERI DAL "TRENO DELLA MORTE" - 1945

PRIGIONIERI EBREI LIBERATI DA UN "TRENO DELLA MORTE - 1945
Eccezionale documento fotografico che testimonia, anche attraverso un testo redatto per il rapporto ai superiori, la liberazione di circa 200 ebrei prigionieri dei nazisti, ad opera di una piccola pattuglia alleata, comandata dal maggiore Clarence L. Benjamin che scattò queste foto proprio nei momenti in cui i prigionieri si rendono conto di essere stati liberati e che la loro sorte non sarà quella delle camere a gas.



Venerdì, il 13 aprile 1945. A poche miglia a nord ovest di Magdeburgo c'è un binario morto della ferrovia non lontano dal fiume Elba. Il Maggiore Clarence L. Benjamin su una jeep conduceva una piccola task force composta da due carri armati leggeri, un lavoro di routine, un semplice pattugliamento. Quando improvvisamente vedono venire verso di loro un gruppo di 200 civili.
C'era qualcosa di immediatamente evidente sulle facce di queste persone, uomini e donne, che catturava l'attenzione. Erano scheletrici, sottili, disperatamente affamati, la malattia era dipinta nei loro volti.  Quando ci hanno riconosciuto hanno cominciato a ridere di gioia, se quegli strani suoni gutturali possono essere chiamati risate.Uno sfogo folle, una gioia isterica e disperata. Scendemmo dai mezzi e cominciammo a percorrere il binario accanto al tetro e maleodorante convoglio. Un cammino cupo, punteggiato da esseri spettrali che ci fissavano, ma non parlavano. Altri invece, meno stanchi, alla nostra vista riuscivano persino a correre e a gridare. C'erano molti morti sparsi in questa specie di campo profughi accanto ai binari, moltissimi erano sdraiati in terra e non riuscivano neanche ad alzarsi.
Non riuscivamo a capire da dove venisse questa gente, alla fine riuscimmo a trovare qualcuno che parlasse inglese e capimmo che ci eravamo imbattuti in un "treno della morte" nazista proveniente dal campo di sterminio di Bergen-Belsen. I tedeschi in quei giorni erano sotto scacco da parte dell'esercito sovietico e cercavano disperatamente di svuotare i campi di concentramento e nascondere le prove dello sterminio, per questo caricarono questi prigionieri su questo treno in condizioni disumane con 70/80 persone per vagone tutte in piedi per sottrarle alla liberazione, ma i russi avanzavano sempre di più e allora il treno venne spostato nella zona più a est di Farsleben, la verità è che li volevano uccidere tutti, pensavano addirittura di dirigere il treno nel fiume Elba e farli annegare, ma fu proprio l'arrivo del nostro 743° Battaglione Carri a mettere in fuga le milizie tedesche, che abbandonarono questo carico di disperazione accanto a un bosco.
I volti in queste foto sono quelli di chi riuscì a scampare a questo massacro nel massacro, per voler nascondere al mondo le prove dell'olocausto, infatti negli ultimi giorni della guerra, i tedeschi in ritirata svuotarono i campi e constrinsero le decine di migliaia di prigionieri a seguirli in estenuanti marce dove circa un quinto non sopravvisse e dove avvenivano esecuzioni e brutali assassini in continuazione. Molti dovettero marciare anche per 40/50 chilometri fino al mar Baltico dove, una volta arrivati sulla battigia venivano trucidati e buttati in acqua.


(Photo credit: U.S. Army / George C. Gross — A Train Near Magdeburg / Matthew Rozell – World War II Living History Project).

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